Pubblicato da: Patrizia Barzaghi | 15 dicembre 2017

Un canto natalizio napoletano : Quanno nascette ninno

Quanno nascette ninno

Un canto che, nella versione integrale, si articola in 26 strofe, e contiene un testo così poetico, che il termine corretto usato da molti musicologi è Cantico di Natale o Cantico della natività (non canto).

Il testo è stato scritto in dialetto napoletano antico (nel Dicembre del 1754) da S.Alfonso Maria De’ Liguori, vescovo, teologo e dottore della chiesa.

La musica è gioiosa, festosa e solare nell’intento di comunicare il messaggio centrale di questo Cantico : il trionfo della luce sulle tenebre!
E’ il racconto di una notte che sconvolge il mondo intero, una notte in cui  è tutto capovolto (“s’arrevotaje ‘nsomma tutt’o munno”) : è inverno, ma sbocciano i fiori, la paglia secca si riempie di germogli, e gli uccelli tornano a cantare; la pecora pascola accanto al leone e la capretta saltella accanto al lupo mentre l’orso gioca con il vitello! Ma soprattutto è notte, e sembra giorno, anzi mezzogiorno e le stelle sono luminosissime e belle.
Le fantasiose immagini del miracoloso  risveglio della natura sono descritte con un linguaggio quasi impossibile da tradurre in italiano perché la musicalità espressiva del dialetto napoletano si perde nella traduzione.
Il Bambinello, chiamato teneramente Ninno o Nennillo, viene paragonato a un grappolo d’uva che rende la bocca dolce e ubriaca il cuore!
E i pastori iniziano a correre, quasi pazzi di gioia, si chiamano l’un l’altro (“Che tardammo? – Priesto, jammo”) e raggiungono la mangiatoia per adorare il Ninno, sole d’amore!

L’adorazione del sole che sconfigge le tenebre è ben precedente al Natale cristiano: i giorni che precedono il solstizio d’inverno sono stati – e sono tuttora – celebrati da tutte le civiltà. Storie e leggende in varie culture raccontano la paura di veder sprofondare il sole nelle tenebre dopo averlo osservato nella sua fase più debole di luce e calore: superare il solstizio significava essere sopravvissuti anche quell’anno, alla ciclica morte. Si celebravano riti, si accendevano fuochi, si danzava in cerchio e si gioiva per la rinascita della vita.
Nel IV secolo d.C. papa Giulio I (337 -352) fissò la data simbolica della nascita di Gesù, il 25 Dicembre, pochi giorni dopo il solstizio, il giorno che diventerà per tutti il Natale cristiano: Gesù come il vero Sole che dà la vita.
E nel Cantico di Natale di S.Alfonso il Ninno, Sole d’amore, scalda e illumina tutti, anche i peccatori: anzi “Quanno è tutto níro e brutto comm’a pece” tu – Sole d’amore – lo fai diventare bello e splendente!

 

Che sia un esempio della letteratura napoletana colta o un espediente per comunicare dei contenuti religiosi al popolo che parlava e capiva solo il dialetto napoletano, il testo di questo Cantico di Natale è di una bellezza struggente che tocca le corde profonde del cuore.

Ecco il testo delle strofe che abbiamo scelto di proporre nella nostra versione :

Quanno nascette Ninno a Bettalemme
Era nott’e pareva miezo juorno.
Maje le stelle, lustre e belle, se vedetteno accussí:
E ‘a cchiù lucente jett’a chiammà li Magge all’Uriente.

A buie è nato ogge, a Bettalemme
Du munno l’aspettato Sarvatore.
Dint’i panni o trovarrite, nu potite maje sgarrà,
Arravogliato, e dint’ a lo Presebbio corecato.

Sbatteva o core mpietto a ‘sti pasture;
E l’uno ‘nfaccia all’auto diceva:
Che tardammo? – Priesto, jammo, ca mme sento scevolí
Pe’ lo golìo che tengo de vedè stu Ninno Dio.

Nennillo mio, Tu si sole d’ammore,
Faje luce e scarfe pure ‘o peccatore
Quanno è tutto niro e brutto comm’a pece, tanno cchiù
Lo tiene mente, e ‘o faje addeventà bell’ e sbrennente.

Ecco la versione in italiano:

Quando nacque il Bambino a Betlemme
Era notte e pareva mezzogiorno.
Mai le stelle luccicanti e belle si videro così:
E la più lucente andò a chiamare i Magi ad Oríente.

Per voi oggi a Betlemme è nato
L’atteso Salvatore del mondo.
Lo troverete, non potete sbagliarvi,
Avvolto nelle fasce e adagiato nella mangiatoia

Sbatteva il cuore in petto ai Pastori;
E l’uno all’altro diceva:
Perché aspettiamo? – Presto, andiamo , Ché mi sento svenire
per il desiderio che ho di vedere il Dio bambino.

Bambinello mio, Tu sei sole d’amore,
Fai luce e scaldi pure il peccatore
Quando è tutto nero e brutto come la pece, tanto più
Lo tieni a mente, e lo fai diventare bello e splendente.

 

Lo potete ascoltare nei nostri concerti nel periodo di Natale e nel nostro ultimo CD : “Don Oiche, quella notte..”

Interessanti approfondimenti a questi link:

Per il testo completo delle 26 strofe con traduzione in italiano : http://www.gliscritti.it/blog/entry/2841

oppure :
https://www.eleaml.org/sud/arte/centore.html

In questo link una bella analisi del significato di alcuni versi:
http://www.presepenapoletano.it/rivista/anno6-n3/S.Alfonso.htm

If you need an English translation see this link:
http://www.italyheritage.com/italian-songs/regional/campania/quanno-nascette-ninno.htm

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Responses

  1. […] Maria de’ Liguori: nasce come versione italiana dell’originale napoletano “Quanno nascette Ninno“. Si attribuisce allo stesso S.Alfonso la scelta di riadattare la melodia originale e il […]


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