L’auditorium della biblioteca Tilane si è riempito velocemente sabato sera per primo appuntamento della seconda edizione della Rassegna “IO NOI”.
Per noi il piacere di ascoltare e di accompagnare le giovani allieve della scuola di musica Politeama, Chiara Meda e Michela Menoncin.
Per tutti il piacere di trascorrere insieme una serata di musica con la gioia di vedere realizzati molti sogni : crescere nella musica regala radici forti!
In occasione della quarantesima rassegna organizzata nel territorio nazionale da The Sound of the Valve di Stefano Zaini, suoneremo in uno dei saloni dell’hotel Melià di Milano che ospiterà la Fiera dell’Hi Fi.
Oltre al concerto delle ore 15:00, saremo lì con le nostre arpe per l’intera giornata per chiunque vorrà avvicinarsi, conoscere la nostra musica, la nostra produzione (tre album) e i nostri strumenti: cinque diverse arpe celtiche dalle sonorità armoniosamente diverse!
L’ingresso alla Fiera e al concerto è libero.
Vi aspettiamo.
Come raggiungerci: L’ Hotel Meliá si trova in via Masaccio 19 – 20149 Milano
Nell’ambito della Rassegna IO NOI organizzata dal Centro Studi Politeama Artiterapie di Varedo (MB) il teatro auditorium della biblioteca Tilane di Paderno Dugnano ospiterà un concerto di arpe celtiche e voci.
I giovani, la fatica di crescere, le sfide della vita, oggi come nel passato :
un racconto che si snoda attraverso secoli di piccole storie, antiche e sempre attuali, narrate in musica, dalle giovani allieve della scuola di musica Politeama e dall’ensemble di arpe celtiche e voci “Il Cerchio delle Fate” che ha mosso i suoi primi passi al Politeama.
Direttore artistico Patrizia Borromeo
Quando ? Sabato 7 aprile
ore 20:45
Ingresso a offerta libera
Come raggiungerci:
Il teatro si trova in Piazza della Divina Commedia 3-5, 20037 Paderno Dugnano (MI)
Sì dolce è’l tormento è un madrigale di Claudio Monteverdi (1567-1643). Il testo è di Carlo Milanuzzi, compositore e organista, contemporaneo di Monteverdi.
Questa Aria barocca fu pubblicata per la prima volta nella raccolta “Quarto scherzo delle ariose vaghezze” (Venezia 1624); composta di quattro strofe, con uno schema metrico evidente che lo rende subito “orecchiabile”, propone un tema molto comune: il “dolce tormento” di un cuore infranto.
Ma l’immagine poetica trasformata in musica da Monteverdi diventa un vero sospiro, un affanno che infiamma l’anima e poi sembra mitigarsi e poi si accende ancora, come fosse eternamente sospeso tra la speranza e il dolore.
E cosa ci dice il testo?
Il tormento che ho nel cuore mi dona gioia;
che la speranza ingannevole (speme fallace) mi stia lontana (rivolgami il piè),
che felicità e pace mi stiano lontane (non scendano a me),
che la crudele donna che amo continui a negarmi il suo amore:
la mia fede vivrà in questo dolore infinito.
Non trovo riposo nel freddo e nemmeno nel calore;
Troverò riposo solo nel Cielo.
Il mio cuore è stato trafitto dalle frecce dell’amore.
Solo la freccia della morte, cambierà il mio destino e sanerà il mio cuore.
Se quel rigido cuore che ha rapito il mio cuore
non ha mai provato la fiamma dell’amore
un giorno si pentirà e con dolore (pentita e languente), sospirerà per me .
Ed ecco il testo:
Si dolce è’l tormento che in seno mi sta,
Ch’io vivo contento per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza s’accreschi fierezza et manchi pietà:
che sempre qual scoglio all’onda d’orgoglio mia fede sarà.
La speme fallace rivolgami il piè.
Diletto, né pace non scendano a me.
E l’empia ch’adoro mi nieghi ristoro di buona mercé:
tra doglia infinita tra speme tradita vivrà la mia fé.
Per foco, per gelo riposo non ho.
Nel porto del Cielo riposo haverò.
Se colpo mortale con rigido strale il cor m’impiagò,
cangiando mia sorte col dardo di morte il cor sanerò.
Se fiamma d’amore già mai non sentì
Quel rigido core ch’il cor mi rapì,
Se nega pietate la cruda beltate che l’alma invaghì
ben fia che dolente pentita, e languente sospirimi un dì.
In rete troviamo moltissime versioni e interpretazioni sia strumentali che cantate.
E’ un’aria che ci introduce al nuovo stile del “recitar cantando” che nasce alla fine del Cinquecento.
In questo link la partitura originale pubblicata a Venezia nel 1624 e una recente trascrizione .
I am a young maiden, my story is sad
For once I was courted by a brave sailing lad
He courted me strongly, by night and by day
Oh, but now he has left me, and sailed far away.
.
Oh if I was a blackbird could whistle and sing,
I’d follow the vessel my true love sails in
And on the top riggin’ I would there build my nest
And I’d flutter my wings o’er his lily white breast
Well, he promised to take me to Donnybrook Fair*
And to buy me red ribbons to tie up my hair
And when he’d come home from the ocean so wide
He would take me, and make me, his own bonny bride
Now his parents they slight me, and will not agree
That me and my sailor boy married will be
But when he comes home, I will greet him with joy
And I’ll take to my heart my dear sailor boy
traduzione in italiano
Sono una giovane fanciulla, la mia storia è triste
poiché una volta fui corteggiata da un coraggioso giovane marinaio.
Mi ha corteggiato con passione, notte e giorno
Oh, ma ora mi ha lasciata, ed è andato lontano.
.
Oh, se fossi un merlo potrei fischiare e cantare;
Seguirei la nave sulla quale il mio amore è salpato
e sull’albero più alto costruirei il mio nido
e muoverei le mie ali sul suo petto bianco.
Beh, mi aveva promesso di portarmi alla Fiera di Donnybrook*
e di comprarmi dei nastri rossi per legare i miei capelli,
e quando sarebbe tornato a casa dall’oceano lontano
Avrebbe fatto di me la sua sposa.
Ora i suoi genitori mi disprezzano, e non vogliono
che io e il mio marinaio ci sposiamo.
Ma quando tornerà a casa lo saluterò con gioia
E donerò il mio cuore al mio caro giovane marinaio.
…
*Donnybrook Fair era una grande fiera che si svolgeva a Dublino fin dal Medioevo: durava un paio di settimane e ne abbiamo testimonianza fino alla metà del XIX secolo. Possiamo descriverla come l’equivalente irlandese della Fiera di Scarborough in Inghilterra.
I merli imparano qualsiasi melodia e, spesso, la ripetono in continuazione producendo un suono puro, allegro e gioioso.
Quando cantano, tendono ad appollaiarsi in cima agli alberi.
Da qui l’immagine di questo canto irlandese:
O se fossi un merlo, potrei [….] fare il mio nido sull’albero più alto.
if I was a blackbird [….] on the top riggin’ I would there build my nest
Ma nella tradizione celtica il merlo (druid dhubh) è anche un animale sacro: canta sull’albero della vita, ai confini con i mondi ultraterreni, e il suo canto porta l’ascoltatore in uno stato di trance che gli consente di avvicinarsi a questi mondi e persino di entrarvi.
A parte questo riferimento poetico e suggestivo nel ritornello, le parole delle strofe sono tipiche di un triste canto d’amore e sono comuni a molti altri canti sullo stesso tema; qualche studioso ha addirittura ipotizzato che si tratti di un insieme di versi tratti da numerose altre canzoni popolari e rimescolati per formare un nuovo racconto.
Altro aspetto interessante di questo brano: esiste una versione irlandese narrata al femminile (“sono una giovane fanciulla e la mia storia è triste”), ed una versione scozzese narrata al maschile (“sono un giovane marinaio e la mia storia è triste”)!
L’atmosfera malinconica ed evocativa in entrambe le rende molto simili.
Tra le molte versioni che potete ascoltare in rete mi sono piaciute queste che vi segnalo qui sotto. E poi vi invito a venire ai nostri concerti per ascoltare la nostra versione per arpa e voce.
A proposito, secondo voi che versione abbiamo nel nostro repertorio: quella maschile o quella femminile?
Tutto esaurito sabato sera a Milano per il concerto Suggestioni d’Irlanda!
Abbiamo ricreato le atmosfere musicali irlandesi con un repertorio di gighe, hornpipes, marce, ballate struggenti e allegri canti da pub, alternando la musica con racconti del mitico popolo dei Túatha Dé Danann, supremi sovrani d’Irlanda, piccoli aneddoti legati al mondo di fate, folletti, Leprechaun e Pixie e grandi storie di eroi che hanno combattuto e sono morti per la patria.
Nostro ospite il musicista Roberto Mazza, oboista, che ha eseguito con noi un fuori programma: la versione strumentale della carola irlandese “Don oíche úd i mBeithil “.
A completare la calda atmosfera della serata…. il pubblico: un pubblico caloroso e simpatico, attento e coinvolto che al termine del concerto si è avvicinato e si è trattenuto a lungo per commentare, chiedere, vedere le arpe da vicino e scattare foto.
Tra le dediche che ci hanno lasciato sul nostro quaderno vorrei ricordare questa:
Il suono si espande nell’aria… e solleva l’anima. Grazie Fate.
Ensemble di arpe celtiche e voci Il Cerchio delle fate: in questa foto con Roberto Mazza, oboista.
Ci spiace per quanti, non avendo prenotato, non sono riusciti ad entrare: siamo sicuri ci sarà presto una nuova occasione per godere dell’ottima acustica di questo luogo prezioso nel cuore di Milano.
Un ringraziamento a Felice Latronico dell’associazione culturale Felix Company di Milano.
Dodici giorni, dodici giorni dopo il Natale, e 7 mesi dopo essere entrati nello studio di Marco Molteni, a Carugo (Mordecai studio) per iniziare la registrazione del nostro terzo cd, “Don oiche, quella notte…” abbiamo suonato nella bellissima chiesa di SS. Pietro e Paolo a Ponte San Pietro (Bg),
e … risuonano le ultime note del brano Don Oiche.
Ad accoglierci, nel primo pomeriggio, è stato Claudio Sala, persona incredibilmente energetica, che con la sua simpatia e disponibilità ci fa subito sentire a “casa”, insomma un angelo custode.
Il cerchio delle fate e Claudio Sala
L’ultima nota è leggera come l’aria e densa come l’azzurro riflesso al di la dell’altare. La luce azzurra ci avvolge e le nostre arpe, perfettamente incastonate sulla destra, potrebbero rimanere li per sempre, come ricamo leggero nella bella architettura della chiesa.
L’ultima nota è quasi una lacrima e rivivo in quel momento tutto l’impegno, tutti gli incontri e l’unione che il nostro gruppo, ha saputo valorizzare ed esprimere.
L’ultima nota è leggera, e il pubblico è fermo, in attesa, è con noi.
Ringraziamo Don Luigi, il sindaco Marzio Zirafa, Marco Ravasio, le altre autorità presenti e Fulvio Manzoni che ci ha indicato la strada per questo nostro ultimo concerto dedicato al repertorio natalizio.
Il cerchio delle fate
Ringraziamo Marco Biazzi per le foto
Arrivederci al prossimo apuntamento!
“L’arte è scheggia che segna” – cit. Stefania Chierici
La nostra locandina sulla bacheca della proloco di Carona (BG) … tra scuole di sci ed escursioni sulla neve!!
Alta Val Brembana.
Ultimo concerto del 2017!
Due ore di macchina tra strade coperte di neve e alberi bianchi come preziosi ricami appoggiati sui fianchi delle montagne… e montagne innevate, ma illuminate d’azzurro per la luce della luna … quasi piena!
E il cielo limpido e stellato.
Come se fossimo immersi in uno dei quadri di Angelo Balduzzi, il nostro Angelo che ha creato l’immagine del nostro CD e delle nostre locandine invernali – quelle che hanno accompagnato il viaggio di “Don Oiche, quella notte”!
Ed eccola la nostra locandina!
A Carona tutto pronto, come lo scorso anno :ci aspettano Flavio della Proloco, e don Luca della Parrocchia di San Giovanni Battista dove suoneremo.
Ensemble di arpe celtiche e voci a San Giovanni Battista – Carona (BG) 29 Dicembre 2017
Ensemble di arpe celtiche e voci a Carona (BG)
L’ultimo concerto del 2017.
Un anno importante per noi: suoniamo insieme da dieci anni.
Dieci anni di musica e di amicizia.
Dieci mani sulle corde delle nostre arpe come fili tesi fra terra e cielo.
Un filo invisibile e forte ci ha tenuti insieme!…… e il viaggio continua!